
Ueilà, due post in un giorno. Mai vista una cosa simile, da queste parti. Ci sono momenti, però, in cui non ci si può esimere da sputtanamenti che definire sacrosanti è poco. Trovare nella posta il giornale elettorale della Lega Nord è uno di questi. Notare la didascalia a destra, che recita “Milano 16 dicembre 2007 – A furor di popolo la fine di Prodi e del governo della sinistra da parte di una milionata di padani convenuti a Milano”, è decisamente troppo per chi, come me, ha ancora un minimo di rispetto per la grammatica e la sintassi. “Da parte di una milionata di padani convenuti a Milano” cosa? COSA, cazzo?? Invocata, ottenuta, festeggiata? “La fine di Prodi eccetera” è il complemento oggetto, d’accordo, ma il verbo, per
Cari i miei cummenda del Nord, capisco che il concetto di “participio passato” possa spaventare le vostre produttive e fatturanti meningi, ma in questo caso sarà meglio evitare la subordinazione implicita nell’uso delle proposizioni secondarie. Ops, cosa ho appena scritto? Troppo difficile? Pazienza, ve lo spiego un’altra volta, và.
(Padmè Amidala, “Revenge Of The Sith”, 2005)
E’ un missile? E’ un aeroplano? No! E’ Mister Prezzi! E sticazzi, aggiungo io, mi si passi il francesismo e soprattutto la discutibile rima. Il nuovo supereroe che solca i cieli d’Italia, monitorando i malvagi speculatori, tra cui spiccano per protervia i dettaglianti di frutta e verdura, ha finalmente un volto: l’altra mattina, con un’intervista a SkyTg24, la sua identità nascosta mi è stata svelata. Antonio Lirosi, già a capo della DGAMTC (che solo i più ingenui credono essere la Direzione Generale per l’Armonizzazione del Mercato e la Tutela dei Consumatori, mentre è ovvio che trattasi di una oscura e misteriosa organizzazione segreta), sarà il nuovo paladino della spesa, il cavaliere del codice a barre, il terrore della zucchina. Faccia piacente, sorriso ironico, abbronzatura da primario. Strano che si sia presentato alle telecamere senza mantello, ma vabbè. Terribile, si dice, è la Sua ira quando si scatena contro i malfattori, mentre – suppongo – Egli premierà i commercianti virtuosi con la leggendaria esclamazione “Ok! Il prezzo è giusto!”, accompagnata dall’omaggio di una foto autografata di Iva Zanicchi, che i fortunati potranno esibire in vetrina.
Ebbene, ci siamo. Ce l’ho fatta. Due decenni secchi di immobilismo assoluto in fatto di moda e abbigliamento hanno dato i loro frutti. Mi sono lasciato passare accanto con altezzosa indifferenza il grande seventies revival, con zampe di elefante, sneaker da pallavolo e camicie del nonno annesse. Per tacere dei raccapriccianti maglioncini stretti, a losanghe verdi e viola su sfondo marrone. Strano che non si siano viste in vendita le P38 finte, da abbinare all’eskimo di Dolce&Gabbana. Così come, più recentemente, ho osservato con nobile disgusto le vite basse, i boxer firmati e le t-shirt aderenti. Per quanto riguarda le scarpe sportive simil-calcio, o le infradito, o le canotte a coste, che la Forza abbia pietà delle anime di coloro che hanno osato. E che talvolta – ma qui siamo in provincia, eh – ancora osano.
Senza nemmeno rendermene conto, emergo trionfante. Con il mio look all’ultimo grido ottenuto semplicemente vestendomi nello stesso identico modo dal 1988 a oggi. E che mi distingue dai patetici parvenu ventenni dell’ultima ora, affollati nei localini-fichi, ridicoli e goffi nel loro tentativo di riproporre una tendenza che può essere capita solo da chi ha visto Gerry Scotti magro e con i capelli lunghi. Ragazzini, le Timberland bisogna viverle, non solo indossarle. Come i 501, e i Moncler. Tsk. Ed è inutile che mi chiediate dove ho preso le mie: sono belle perché hanno dieci anni, ed erano pure in offerta, visto che non le comprava nessuno. E no, questo modello di piumino non lo fanno più.